LA RECENSIONE
L’individuazione dei limiti al sindacato di legittimità costituzionale, e i confini entro cui estendere o circoscrivere la discrezionalità del giudice, sono problemi tipici di ogni sistema di giustizia contemporaneo. La trattazione di questo tema cade di particolare attualità in tempi dove, anche su suolo nazionale, viene invocato e discusso il “judicial restraint” con l’intenzione di tutelare l’azione politica del legislatore quale precipitato del mandato elettorale, e dunque - indirettamente - la volontà popolare.
Il tema del minimalismo giudiziario come argomentato e descritto nella sua evoluzione transnazionale dal Professor Massa, mantiene la sua eterna attualità, affermandosi con autenticità nel panorama degli studi e delle riflessioni operate da vari autori che nel tempo si sono dedicati a meditare il “self restraint”. Esso può essere definito come l'inclinazione che dovrebbe appartenere ad ogni paradigma di giustizia statale, a circoscrivere la propria azione a mera applicazione del dato normativo, riducendo interpretazioni estensive che potrebbero declinarsi come un’invasione delle competenze proprie del legislatore. Questo approccio alla giustizia costituzionale, improntato alla prudenza e alla moderazione, presenta vantaggi significativi in termini di stabilità e rispetto dei processi democratici, accettando tuttavia il rischio di inazione e ambiguità giuridica. [continua]