Abstract (in italiano)
Il lavoro indaga i rapporti tra la legge 11 marzo 1953, n. 87, sulla costituzione e il funzionamento della Corte costituzionale, e la quasi coeva legge 31 marzo 1953, n. 148, la c.d. “legge truffa”, con la quale venne approvata la modifica in senso maggioritario del testo unico delle leggi per l’elezione della Camera dei deputati, al fine di assicurare al gruppo di liste collegate che avesse conseguito la metà più uno del totale dei voti validi, attribuiti a tutte le liste, 380 seggi.
Nel contesto della prima, irripetibile, legislatura repubblicana, la lettura dei lavori parlamentari riguardanti in particolare la legge di riforma del sistema elettorale riporta a un confronto politico durissimo, quasi tra due opposte concezioni della democrazia e certamente tra chi riteneva che soltanto il corpo elettorale, nel momento del voto, avrebbe potuto svolgere un controllo politico sull’attività del Parlamento e sul contenuto della legge elettorale stessa e chi, invece, anche ingenuamente ‒ pensando agli anni che sarebbero dovuti trascorrere per portare, con la sentenza n. 1 del 2014, una legge elettorale per le elezioni politiche, la legge 21 dicembre 2005, n. 270, al controllo di costituzionalità ‒ auspicava un sindacato di legittimità costituzionale e quindi vedeva nella mancata approvazione della legge sulla costituzione e sul funzionamento della Corte, proprio mentre si stava approvando la modifica “truffaldina” della legge elettorale, un chiaro attacco allo stesso sistema democratico.